Tornavano, in tanti, durante la stagione estiva. Erano gli emigrati che per motivi di lavoro o di famiglia si erano trasferiti altrove ma che a Torrecuso avevano lasciato casa, genitori, parenti e amici d’infanzia. E tornando, con famiglia e bambini al seguito, trascorrevano l’estate in paese, tra soste in piazza, passeggiate alla Fabbricata e visite allo zio di turno. Lunghe stagioni, insomma, scandite dai medesimi ripetuti appuntamenti. Occorreva rompere la monotonia estiva, inventarsi qualcosa per movimentare le sere d’agosto e rendere più vivaci le vacanze dei paesani, emigranti e non. Ma cosa fare?

E’ il 1975. In un sala offerta dal Comune, un manipolo di volenterosi residenti decide di dar vita a quella che sarebbe poi divenuta la manifestazione più attesa dell’anno: l’Estate Torrecusana. La formula assai semplice della kermesse risulterà felice e vincente: l’intera stagione estiva suddivisa in manifestazioni settimanali a tema. In apertura, l’atteso torneo di calcio al campo sportivo comunale, poi il fine settimana dedicato ai motori, con le gimkane automobilistica e dei trattori lungo le strade del centro trasformate per l’occasione in un circuito, un’altra settimana dedicata ai più piccoli con gare e manifestazioni all’aperto, per concludere con gli esilaranti ed indimenticabili giochi di piazza a premi: il palo della cuccagna e la spaghettata, il tiro alla fune e la rottura delle pignatte. Ogni appuntamento viene organizzato, pianificato in ogni dettaglio e assistito da un apposito gruppo di lavoro composto da giovani locali che si distingueranno per dedizione, passione, altruismo e competenza. Sarà un successo inatteso. Ancora oggi qualcuno ricorda, in paese, con un velo di nostalgia, quella irripetibile, entusiasmante stagione vissuta dalla nostra comunità.

L’Estate Torrecusana culmina con il fine settimana dedicato all’agricoltura. L’ appuntamento di chiusura è in realtà il più importante della manifestazione perchè l’intento degli organizzatori è quello di far conoscere nel modo più semplice e diretto possibile, senza eccessivi esborsi finanziari, il prodotto ‘principe’ di questa terra, assai poco conosciuto e ancor meno apprezzato: il vino. Anche in questo caso i promotori hanno visto giusto: la serata conclusiva dell’Estate Torrecusana si chiamerà “Sagra del vino locale”, nel senso più genuino del termine e nel vero spirito della sagra paesana che intende abbinare l’aspetto ludico a quello promozionale del prodotto locale.

Il primo obiettivo da raggiungere è dichiarato fin dall’inizio e tutti i collaboratori ne sono convinti: occorre far emergere dal limbo dei generici vini da tavola, sottostimati e venduti a prezzi di saldo al grossista di turno, i pregiati vini del posto ottenuti dai vitigni autoctoni, primo fra tutti l’Aglianico, ed ottenere un primo ed ufficiale riconoscimento perché il prodotto assolutamente lo merita. In questa prospettiva, l’Estate Torrecusana, con il suo clima di festa, servirà a veicolare il primo necessario messaggio: far conoscere ed apprezzare ai visitatori, ai turisti ma anche e soprattutto agli operatori del settore, il vino dei colli torrecusani che per la sua qualità non ha nulla da invidiare ai più nobili ‘rossi’.

Il comitato organizzatore della Sagra, in sintonia con i produttori, s’inventa un rudimentale ma economico strumento di promozione del prodotto, acquistando a proprie spese piccole damigiane, con tanto di tappo ed etichetta con il nome e l’indirizzo dell’azienda alla quale il contenitore verrà consegnato e riempito gratuitamente per la successiva vendita in piazza a costo promozionale. Quello della damigianetta si dimostrerà un mezzo efficacissimo che consentirà, a prezzi modici e alla portata di tutti, di far conoscere, apprezzare e diffondere la bontà della tradizione vinicola locale e permettendo di stabilire un rapporto diretto tra agricoltori e singoli acquirenti. Sarà la rampa di lancio dell’Aglianico, abbinata alla generosità lungimirante di tanti viticoltori torrecusani che durante la Sagra non esiteranno a distribuire gratuitamente in piazza il loro prodotto ed aprendo finalmente le porte alle loro cantine, fino ad allora accessibili ai soli commercianti e mediatori, gli unici a dettare tempi, modi e prezzi delle uve, svilendone di fatto la qualità.

Il richiamo della manifestazione è fortissimo. Ben presto la Sagra che promuove l’Aglianico, e poi la Falanghina e la Coda di Volpe, si stacca dall’Estate Torrecusana e diventa un appuntamento a se stante, tappa obbligata per migliaia di visitatori provenienti da tutta la regione e in grado di attrarre buongustai ed esperti, sempre più numerosi, nel tradizionale primo weekend di settembre. I risultati non tardano ad arrivare, ma trascorrerà un decennio per il primo fondamentale traguardo: l’11 settembre 1985, infatti, il Comitato Nazionale per la Tutela della Denominazione di Origine dei Vini esprime parere favorevole per la Doc dell’Aglianico del Taburno con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del disciplinare di produzione. Il 29 ottobre 1986 il Presidente della Repubblica firma il decreto che sancisce la Doc, con la pubblicazione del decreto in Gazzetta il 5 giugno 1987. Il sogno nato agli albori di quella lontana Estate Torrecusana si è realizzato. I produttori di Torrecuso hanno adesso un valido aiuto per crescere autonomamente ed economicamente.

I successi orgogliosi e i riconoscimenti ottenuti, in seguito, dall’Aglianico del Taburno e dai vini torrecusani sono, ormai, cronaca quotidiana, una storia che va di pari passo con la vita e con la  crescita economica stessa del nostro paese. Ma tutto ebbe inizio allora, in quella lontana estate del ’75. Tanto che nel 1996, mentre la Sagra si trasformava in Vinestate, e per celebrare l’ingresso di Torrecuso nel prestigioso novero delle Città del Vino, la stessa associazione nazionale ricordava come la manifestazione torrecusana stesse, di fatto, raccogliendo “l’eredità di quella grande festa popolare” nata vent’anni prima.

Antonio Dante Coletta

1975

Qui sono presenti tutte le foto storiche dell'anno 1975
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1976

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